18/11/11

Analisi

Ed ecco il venerdì sera, traguardo tanto sospirato per tanti studenti. Ecco finalmente un attimo di respiro per aggiungere qualche informazione a questa finestra aperta sul mio pianeta, che mi permette di vedere al tempo stesso il mondo che sta al di fuori. Blogspot si sta rivelando una piattaforma interessante. Nessun rimpianto per non essermici trasferito prima, comunque: Splinder è stato un buon bordone da viaggio per questi cinque anni di vita, pieni di sentimenti dei quali le parole scritte riescono talvolta solo a farne intravedere l'intensità.

Vena poetica a parte, credo di essere ulteriormente cresciuto da un paio d'anni a questa parte (no mamma, non mi riferisco ai fianchi)... l'aver abbandonato il corso di tossicologia come volevo fare, l'aver vagato per qualche anno alla ricerca di un lavoro (il 99,9% delle volte rivelatosi una fregatura colossale, e praticamente gratuita) come volevo fare e la successiva reiscrizione ad una Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori come volevo fare, mi ha fatto riflettere.
Alzi la mano chi, tra voi, nonostante i consigli (od ordini, nel mio caso) dei propri genitori ha fatto almeno una volta nella vita esattamente quello che gli era stato sconsigliato di fare. Niente monchi, vedo. Chissà perchè.
Bene.
Riflettevo ieri sugli ultimi anni che ho passato. Avrei potuto fare questo, avrei potuto fare quell'altro, se, se, se... una valanga di "se" che alla fine non sono niente di più di quello che rappresentavano: probabilità. E' buffo come accadano certe cose: quando presi la decisione di mandare all'aria quasi quattro anni di studi tossicologici per cercarmi un lavoro, in casa scoppiò la terza guerra mondiale. Magari anche per il mio bene, eppure se avessi ascoltato i consigli sarei un laureato infelice. Ero giunto ad odiare profondamente quel corso di studi.
Se avessi ascoltato i consigli non avrei "sprecato" due anni a cercare un qualsivoglia impiego (e badate bene, quel "sprecato" è tra virgolette non a caso, dal momento che in quel lasso di tempo ho prima di tutto imparato a conoscere meglio i miei limiti e ho avuto un assaggio del mondo del lavoro).
Buffo: sono inconsciamente ricaduto nella sindrome del "se".

Tuttavia ripensandoci ora, quei due anni di pensieri focalizzati non sullo studio, ma sul mondo esterno, sono stati una vera benedizione. Mi hanno permesso di comprendere quanto sia complicata la realtà lavorativa odierna, garantendomi una solida motivazione per riprendere in mano gli studi e indirizzarmi verso quello che volevo io. Probabilmente alcuni tra voi penseranno che questa logica contorta sia, perdonate il gioco di parole, illogica. Oggettivamente potrebbe anche essere così.

Ma passiamo ad un esempio più pratico. Alzi la mano chi tra voi ha avuto una bicicletta senza rotelle durante l'infanzia. Bene: ora lascino la mano alzata coloro ai quali è stato insegnato, ricevendo le prime lezioni di guida di una bicicletta, che non si frena mai col solo freno di davanti. Ottimo.
Adesso siate sinceri: chi ha ignorato il consiglio, imparando a proprie spese, lasci la mano in alto.
Beh, sicuramente avete imparato tutti da "quella volta" e non frenate più col solo freno di davanti. Strano però: noto che nessuno ha abbassato la mano. Altro esempio? Prendete il bambino a cui si dice di non toccare la pentola con l'acqua bollente. Che fa il bimbo? Bravi, ora andate a prendere l'acqua ossigenata, qualche garza e spegnetegli il dito.
Se ce l'ha ancora.

Tutti i sedicenni di oggi dicono che c'è crisi e che non c'è lavoro (almeno quelli un tantino "preoccupati" della situazione). Lo dicevo anche io. Ma era come dire che c'è la guerra in Sierra Leone: sono posti lontani, situazioni che non ti tangono. Poi magari ti fai un viaggetto in Sierra Leone, scampi per un soffio a confetti di piombo vaganti, mine e quant'altro. Improvvisamente tutto diventa più nitido. Più comprensibile. Scopri che in fondo la situazione non ti tange perchè... perchè inconsciamente ti convinci della cosa. E' come un mantra. Ripeterlo e sentirlo ripetere in continuazione ti convince del fatto che effettivamente ci sia crisi e non ci sia lavoro, gambizzandoti prima che tu possa muovere un solo passo anche solo per tentare di cercarlo, quel maledetto impiego.

Ecco perchè quando adesso vado a lezione non penso ad uscire. Se potessi vorrei non uscire. Starei a parlare inglese e spagnolo tutto il giorno. Vivrei in inglese e spagnolo. Direi parolacce per ore coi miei professori. Ci mangerei paella e pudding innaffiandoli con pinte di stout e boccali di sangrìa. Andrei a puttane insieme a lor... ok basta, torniamo a noi.
Ecco perchè i miei si stupiscono quando mi vedono ossessivamente concentrato sulla lettura di, che so, una sentenza di tribunale scritta in inglese; o uno studio sull'ambiente di Wall Street; o ancora, un saggio breve sull'architettura di Siviglia... credo che (spiccata preferenza del sottoscritto per le lingue a parte) si sia semplicemente accesa una nuova consapevolezza di sè che impone un radicale cambio dei punti di vista su tante cose.
Sia chiaro, sono sempre il solito cazzone di sempre che spara una stronzata al microsecondo, e non ho mai smesso di vedere il lato positivo della vita. E' solo che per il semplice fatto di aver resettato il cervello e fatto piazza pulita (o tesoro, a seconda dei punti di vista) delle pessime esperienze precedenti ora tutto è più logico. Più immediato. Più interessante.

La fase indecisionale prodotta dalla sindrome del picco della montagna* è passata, e la strada è tracciata. Poi vabè, se muoio prima di raggiungere il traguardo allora dio è proprio un pezzente.

*Sindrome del picco della montagna, o sindrome indecisionale (VII legge-esempio di Maroc):
State salendo un monte per tutta l'infanzia e buona parte dell'adolescenza. Quando si tratta di prendere una strada per costruirvi un futuro, ecco, siete arrivati sul cocuzzolo dell'altura. Per alcuni il sentiero di discesa è uno, largo e chiaro. Per altri invece si presentano due o più strade per scendere. Il tempo impiegato a scegliere un cammino è inversamente proporzionale all'intensità del desiderio di percorrerlo
Particolari complicazioni intervengono nel caso in cui il soggetto abbia uguali preferenze per l'uno o l'altro sentiero. In questo caso si lascerà alle entità "tempo" ed "esperienza" la facoltà di discriminare e rendere prioritario un sentiero rispetto ad un altro.

Io ne avevo almeno sei o sette di sentieri ugualmente desiderabili, tra cui: diventare un pittore, diventare uno scrittore, essere un compositore, diventare un bravo musicista, studiare lingue, fare in generale un sacco di roba... e sapevo che non avrei avuto il tempo di farle tutte per benino. Due anni passati sul cocuzzolo, analizzando me stesso, valutando le probabilità di un futuro come scrittore o pittore (purtroppo un po' traballanti al giorno d'oggi), e infine optando per il sentiero che mi esaltava di più.
Lingue.

E lingue furono. Fanculo a tutto il resto del mondo che non è d'accordo.
Perdonate la prolissità.

09/11/11

Come Michael Caine decise di fare l'attore

Tutti voi conoscete Michael Caine, giusto? Bravi!
E gli orangisti che abitavano a fianco alla sua casa? NO?
Ma shame on you, cazzoidi ignoranti.

Orbene... no, non cominciate a fare i perfettini: se non sapete cosa significa "orangista" andate ad informarvi. E se pensate che le due cose non c'entrino a me non interessa: io sono lo scrittore, e se dico che nella milleunesima fiaba delle Mille e una notte Kurdt impazzisce per Verlaine allora in quel contesto sarà innegabilmente così.
Anche se il Kurdt reale sarà probabilmente in disaccordo.
Ma torniamo alla nostra storia.

Il signore e la signora Van Der Van, originari di Bruges, erano delle persone adorabili. Risentivano magari di una mentalità ancora legata al Vecchio Mondo ma proprio per questo Michael Caine li apprezzava: ad esempio a casa della signora Helsinki Van Der Van aveva degustato il miglior spezzatino di capra e renna su guanciale di maiale con contorno di teste di montone e piedini d'agnello. Il tutto sotto un'abbondante strato di foie gras.
Oppure il garage del signor Copenaghen Van Der Van: uno spazio ampio e luminoso con due banchi di legno grossolanamente intagliati, tutti coperti da arnesi di ogni tipo disposti meticolosamente in ordine di grandezza, materiale e scopo. Un'impresa non da poco.
Ma la cosa che a Michael piaceva di più era il grosso trofeo di caccia (hobby piuttosto praticato dal pater familias orangista) appeso sul caminetto: una colossale testa di caribù sulla quale era stato fatto fondere e colare del formaggio cheddar per poterla conservare nel tempo.
Una vera opera d'arte.
Il signore e la signora Van Der Van avevano un figlio di circa cinque anni. Il signor Copenaghen voleva farlo battezzare come Reykjavik, ma la moglie non era d'accordo. Alla fine decisero insieme per un nome che desse omaggio alla tradizione USA: Fitz.
Diminutivo di Fitzgerald.
Fitz non era come gli altri bambini. Non chiedeva il come di una cosa incessantamente.
Chiedeva senza sosta il perchè del come di una cosa. La signora Helsinki lo considerava "un genietto", il signor Copenhagen "un birbante diavoletto", Michael Caine invece "uno scassapalle cronico".
E per concludere il quadro, un vecchio relitto di nome Oslo che stava fuori in veranda. Quando non mangiucchiava la pappa dalla sua ciotola colorata allora guardava il cielo ed i fiori. Oppure digrignava i denti quando degli sconosciuti varcavano il muretto della casa.
No, fermi: so quello che avete appena pensato e siete fuori strada.
Non è un cane. NON E' UN CANE, accidenti.
Era la nonna di Fitz, affetta da Alzheimer, che tutto il vicinato chiamava "Tha Old Oslo". Michael soleva definirla un po' meno rispettosamente, ma solo nei suoi pensieri. Quindi il lettore si tenga il dubbio. Andiamo avanti.

Un bel giorno, dopo che i Van Der Van erano andati al lavoro, Michael fumava pensieroso e appoggiato al davanzale; e notò tre cose. Una normale, le altre assolutamente fuori dall'ordinario: la vecchia Oslo smadonnava come sempre, ma era dentro una stanza e davanti ad un computer. Il caso volle che Michael fosse in posizione più elevata rispetto alla vecchia e che questa gli stesse dando le spalle. Lo scrittore invece volle che un binocolo con una texture camo cadesse dal cielo proprio in mano a Michael e che un impulso voyeuristico s'impadronisse di lui. Guardando attraverso le lenti vide Oslo sbattere furiosamente le mani sulla tastiera (già alcuni tasti giacevano sparsi un po' dappertutto, e i pochi che rimanevano minacciavano di lasciare per sempre la loro sede). Faticò alcuni minuti per vedere la pagina web che la vecchia stava visitando; infine si accorse che si trattava nientemeno della home page di Twitter. Poi notò Fitz inserirsi nella sua visuale e tirare la nonna per le maniche. Quella per tutta risposta lo scambiò per un'altra tastiera, cominciando a fare versi incomprensibili e a percuoterlo ripetutamente.

Alquanto perplesso, Michael si decise ad andare in soccorso dell'odioso ma inerme Fitz. Arrivò di fronte alla casa degli strani fiamminghi e bussò. Ovviamente non ottenne risposta: dall'interno si sentiva la gragnola di manate che pioveva incessantemente sul povero pargolo stronzo, per cui Michael si arrese e aprì la porta d'ingresso. Lo scenario era pietoso.
Fitz giaceva sul pavimento in totale balìa della megera, che, a cavalcioni sopra di lui, sfogava selvaggiamente le sue inclinazioni alla violenza fisica con un fiotto di bava che si stava godendo la vista del mondo esterno standole comodamente appoggiato su un lato del mento. Michael si lanciò di peso su Oslo in un tentativo di placcaggio piuttosto grossolano, ma inciampò nell'orlo del tappeto.
Sfiga (e un po' anche l'autore) volle che crollasse malamente e di gomito sullo sterno del bambino.
Che per la cronaca ebbe giusto il tempo di strabuzzare gli occhi prima che uno spruzzo di sangue misto a vomito gli oscurasse la visuale e la vita. Per sempre.

Pensate, proprio in quel preciso minuto secondo a Michael Caine venne in mente di fare l'attore!

02/11/11

Arrivo

Lo spazio scorreva solitario intorno alla Sapphire II, il nero cosmico rotto ogni tanto da qualche stella particolarmente calda e luminosa, o da qualche asteroide che sfrecciava via in lontananza. Il ronzio appena percettibile dei motori ionici della nave mineraria pareva un grido in mezzo a quel silenzio ovattato che delineava un universo apparentemente immobile.

- Ci siamo -, disse Mizor Phinner.
Si grattò nervosamente l'ispida barbetta a punta che rendeva il suo viso ancora più affilato, e altrettanto nervosamente osservò il radar. Si agitò sul sedile e premette alcuni bottoni sulla console. Corrugò le sopracciglia, aprì la bocca come per dire qualcosa e poi, indeciso, la richiuse.
- Mizor, basta ripensamenti -, borbottò Marv Yeelo dalla sua comoda poltrona di copilota. - Siamo in viaggio da più di novemila parsec, abbiamo alle spalle due balzi iperspaziali conclusi senza problemi e sei ancora lì a pensare a cosa potrebbe andare storto -.
Un lungo sospiro fu l'unica risposta del pilota, che sprofondò ancora una volta nei ricordi del passato.

Anni trascorsi sulla Terra; anni bui, anni di guerriglia, di persone conosciute un giorno e perdute il giorno dopo, di donne amate senza aver avuto tempo per conoscerle del tutto, di pezzi di libertà ormai finiti uno per uno nel dimenticatoio. Separatisti ISTINCTIVA che cercavano di riscuotere dal suo sonno una società ormai andata a farsi fottere dopo anni di disinformazione mediatica, generazioni passate a marcire di fronte agli schermi credendo di essere in contatto col resto del mondo, occhi stanchi e cervelli sordi alla ricerca di... dio, forse neanche loro sapevano che cosa stavano cercando.
ISTINCTIVA.
Per Mizor Phinner era molto più di una ragione di vita. Era LA vita. Quando quarant'anni prima Esmer Von Schulendorf gettò le basi per quella che sarebbe diventata la più grande organizzazione avversaria dell'ordine mondiale costituito, il capitano Phinner era solo un feto che lasciava l'avvolgente e meraviglioso caldo dell'utero materno per scoprire il mondo esterno: freddo, ostile, rumoroso. Ma come tutti i neonati si sbagliava. Il mondo era untuosamente freddo, vigliaccamente ostile e incredibilmente rumoroso.
Una noia mortale.

Dopo aver conseguito la laurea in fisica e il brevetto di pilota aerospaziale, capitò (neanche si ricordava bene come) ad un congresso di quello che veniva nominato con disprezzo nelle attuali scuole come "PreI": acronimo di "Pre-ISTINCTIVA". Solo uno stadio larvale e deprecabile, certo. Ma  nel giro di vent'anni quella larva aveva terminato la propria evoluzione, assurgendo a simbolo di opposizione politica mondiale con un impensabile numero di sostenitori.
E questo non se l'era aspettato nessuno.
Ecco cos'era ISTINCTIVA: l'altra faccia della società ordinata, asettica, robotica, praticamente stagnante. ISTINCTIVA era una tentacolare organizzazione che, facendo leva sull'istinto umano di rompere schemi troppo rigidi, raccoglieva ogni giorno alcune centinaia di sostenitori che volevano provare il brivido di sorpassare ogni tanto la linea di confine. Alcuni ne risultavano così affascinati da voler rimanere per sempre oltre il confine. Se la brillante carriera sociologica di Von Schulendorf non fosse stata interrotta da uno squilibrato armato di coltello ("eroe", invece, secondo le testate a diffusione mondiale) forse il vecchio avrebbe potuto ancora essere lì a tracciare un probabile cammino percorribile.
Ma così non era stato, e la neonata organizzazione aveva rischiato il tracollo per la mancanza di un punto di riferimento. Fortuna che Irvin Leroy, pupillo di Von Schulendorf, aveva raccolto l'eredità del sociologo mandando avanti la baracca. In un modo inatteso, certo, ma almeno erano andati avanti. Da fondazione filantropica, PreI si era quindi trasformata in ISTINCTIVA, che attualmente contava circa un miliardo e mezzo di persone tra gli affiliati. Una quantità risibile rispetto ai quasi quattordici che popolavano la Terra, ma sempre meglio di niente visto che...

- Mizor? Mi stai ascoltando? -.
Phinner uscì dalle sue riflessioni, rendendosi conto che la voce solitamente posata di Yeelo aveva un tono preoccupato. Scosse la testa.
- Scusami Marv, stavo pensando -, farfugliò confusamente. - Che cosa c'è? -.
- Ho una buona notizia ed una pessima notizia -, replicò il copilota.
- La buona notizia? -.
- Siamo arrivati a casa. La nostra nuova casa -.
- Hmmm... E la pessima? -.
- Dobbiamo atterrare: il reattore destro è andato a puttane -.

La Sapphire II inclinò il muso in avanti e cominciò la lunga discesa a spirale verso l'atmosfera planetaria sottostante.